Istituto per l'Innovazione d'Impresa

Gianluigi Zarantonello

Il business social networking in Italia, un anno positivo ma attenzione…



In tempi non sospetti, nel 2002 con Comunitazione.it e nel 2003 con Connecting-Managers.com (entrambi in ottima salute tutt'oggi) avevo scomesso che il social networking professionale e business sarebbe diventato un fenomeno di successo anche in Italia.

Gli ultimi due anni, e il 2009 soprattutto, sembrano darmi ragione: allo storico MilanIn si sono aggiunti diversi ClubIn in giro per l'Italia, grandi associazioni come Ferpi sviluppano un network interno, la piattaforma Ning fornisce il supporto a tante iniziative più o meno grandi.

La tecnologia ormai è davvero accessibile ma ancora di più sembra ormai (finalmente!) chiaro il valore delle relazioni come vantaggio competitivo.

Il futuro del fenomeno merita qualche considerazione:

1) La vitalità è alta, nascono network ogni giorno, il pericolo però è la frammentazione. In Italia le associazioni si scindono continuamente e tutti vogliono essere presidenti, lo stesso sembra accadere per i business network (perfino i gruppi su Linkedin e Facebook sono ridondanti). Troppi piccoli network con pochi iscritti sugli stessi argomenti producono poco contenuto e non riescono a esprimere valore per gli iscritti.

2) E'importante che i network riescano a creare occasioni di incontro personale (fisico) tra gli iscritti, alcuni circuiti hanno capito da tempo e chi non lo fa rischia di rimanere troppo virtuale per avere credibilità.

3) La tendenza del 2010 sarà il rapporto con il territorio, nasceranno sempre più network regionali o ancora più localizzati, una situazione che va benissimo a patto che queste realtà collaborino all'interno di realtà più ampie.


Immagine tratta da http://www.thedailybit.net

In conclusione dunque sono fiducioso nello sviluppo di un sano e proficuo networking in Italia, grazie anche alla nostra predisposizione ai rapporti umani, l'unico limite alla crescita potrà essere l'eccessivo particolarismo, speriamo che tutti ne siano consapevoli.

Il resto lo farà la selezione naturale...

Gianluigi Zarantonello
via http://webspecialist.wordpress.com

Tag: 2.0, media, network, social, web

Commento

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Fabrizio Borzi Commento da Fabrizio Borzi su 11 Gennaio 2010 a 11:18
Perfetto, siamo allineati.

Anch'io sono rimasto affascinato dalla teoria della coda lunga, per chi volesse approfondire ecco il testo di riferimento "La Coda Lunga" di Chris Anderson.
Gianluigi Zarantonello Commento da Gianluigi Zarantonello su 11 Gennaio 2010 a 10:45
Ciao Fabrizio, grazie per il commento, solo una precisazione a quello che era il messaggio, non è necessario aggregarsi a tutti i costi, quello che invece mi fa un po' paura è il fenomeno dei network che si scindono in altri network. Attenzione non parlo dei gruppi di Linkedin, Facebook o Ning, parlo proprio di persone che escono da un network (come ad es. questo) per crearne uno analogo dove però essere i protagonisti.

Spero di essermi spiegato meglio :-)

P.s. sono anche un fan della teoria della coda lunga.

Ciao

Gianluigi
Fabrizio Borzi Commento da Fabrizio Borzi su 11 Gennaio 2010 a 9:58
Hai ragione riguardo alla frammentazione. Ma tuttavia questo è insito proprio nel WEB2.0 e nel concetto della "lunga coda" (the long tail). E' proprio la iperspecializzazione che ha decretato il successo di tante iniziative web anche di social community. Eppoi non è vero che necessariamente vi siano delle duplicazioni: ogni specifica iniziativa ha il suo specifico posizionamento e target audience e anche se a prima vista esistono molte cose simili ciascuna in verità è "unica" ed ha le sue peculiarità.

Prendi ad esempio le varie community sull'innovazione. Ve ne sono diverse in italia: buona parte sono rivolte all'innovazione tecnologica o informatica o legate alla cultura digitale. Questa community dell'Istituto Innovazione è invece incentrata sull'Innovazione Aziendale cioè riferita ad aspetti aziendalistici e di business, non necessariamente legata alle tecnologie o a Internet.

Non sono daccordo con te con il fatto di doversi necessariamente aggregare a tutti i costi tra le varie community. Ognuno deve sviluppare i suoi temi ed eventualmente vanno cercate iniziative di collaborazione e sinergia ma nel rispetto del proprio posizionamento.

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