L'argomento che stiamo trattando in questo specifico contesto temporale, ossia la "nutrigenomica" è un argomento di recente idealizzazione per di più in un campo complesso ed interdisciplinare che non è propriamente alla base di tutti noi: medicina, chimica, alimentazione sono tre delle componenti del know how necessario per affrontare l'argomento con sufficiente cognizione di causa.
Non tutto però può essere , passatemi cortesemente il termine, banalizzato per una più veloce metabolizzazione.
Alcune volte la fase di "creazione" delle basi del prossimo futuro deve necessariamente fare appoggio a formalismi espressivi altamente scientifici e specialistici per non essere fraintesa.
Questo non significa affatto, e gradisco ribadirne il concetto, che chi parla di certe problematiche lo faccia per mettere in evidenza un proprio sapere, per il solo fine di creare una barriera con chi interloquisce con lui.
Anzi! Se si parla di cose apparentemete complesse è per il desiderio di poterle condividere, digerire insieme agli altri. Per poter godere degli altri punti di vista, stimolo nei momenti di ricerca.
Ricerca, appunto.
Se si conoscessero tutti gli aspetti del problema ...la ricerca sarebbe inutile.
E' ovvio che dalla "nutrigenomica" si passerà a parlare, discutere, condividere sapere e stimolare curiosità, su tanti altri aspetti dell'innovazione.
Qui è l'agorà deputata a questo.
Qui si parla di innovazione d'impresa.
Quando Paolo (Manzelli) iniziò i suoi studi sull'argomento, io ero completamente nescente.
Non che ora ne sappia molto di più, ma per lo meno riesco ad iniziare a non spaventarmi dei termini usati, inizio a costruire nella mia mente il "fantasma" del possibile futuro, proprio come fa un poeta prima di mettere su carta le proprie fantasie.
Per aiutarmi, e per aiutare anche chi fosse interessato ho consultato il bel libro "Alimentazione e Nutrizione Umana" di Angela Andreoli ed Isabella Egidi (Società Editrice Esculapio).
Dalle sue pagine ho estratto quanto segue:
"Il progetto Genoma Umano ha consegnato alla comunità scientifica internazionale una sequenza genetica di tre miliardi di paia di basi condivisa al 99,9% da tutti gli individui. Le differenze fra individui sono dunque costituite per la maggior parte da cambiamenti di una singola base nel DNA, ossia da polimorfismi nucleotidici. In campo medico, le nuove conoscenze sul Genoma Umano hanno permesso l’istaurarsi di una nuova dimensione molecolare della medicina, in particolare di un ambito definito come "Medicina Predittiva", ossia una medicina, che basandosi sulle informazioni ricavabili dal patrimonio della genetica di un individuo, possa anticipare una stima del rischio di quest’ultimo di sviluppare una determinata patologia durante il corso della vita.
Con la nutrigenetica e le altre discipline a questa associate quali la nutrigenomica, la metabolomica, la epigenetica e la proteomica (il suffisso “omic” è stato usato per identificare le tecnologie che misurano famiglie di molecole cellulari ed i loro metabolici intermedi), il concetto di medicina ad personam viene esteso all’area della nutrizione. La variabilità genetica individuale, determinando come i nutrienti vengono assimilati, metabolizzati, accumulati e in fine escreti, è alla base della peculiarità di ciascuno nel rispondere alle molecole introdotte nell’organismo e, in generale, agli stili alimentari e di vita."
Il saggio continua così:
Nutrigenomica e nutrigenetica
"Il primo termine afferente la nutrizione molecolare comparso in un lavoro scientifico fu nutrigenomica. Lo utilizzò nel 1999 il ricercatore Della Penna che defini la genomica nutrizionale come un approccio generico alla scoperta dei geni che hanno relazioni con componenti di importanza nutrizionale, sintetizzati o accumulati dalle piante o dagli organismi. La nutrigenomica sembra dunque avere origine nel contesto della biologia vegetale, riferendosi alle complesse relazioni tra la biochimica delle piante, la genomica e la nutrizione umana. Più di recente, il termine è usato nell’ambito della biologia umana in riferimento all’integrazione tra genomica funzionale, nutrizione e salute. L’altro termine strettamente correlato, ossia nutrigenetica, è spesso usato in modo interscambiabile con nutrigenomica sebbene le due parole abbiano differente origine etimologica. La nutrigenornica si riferisce alle analisi prospettiche delle differenze tra nutrienti con particolare riguardo alla regolazione dell’espressione del gene. In questo contesto, la nutrigenomica è una scienza innovativa guidata da paradigmi di biologia molecolare supportata dalla micro-tecnologia, ed integrata dalla piattaforma informatica.
Al contrario, la nutrigenetica si riferisce invece all’analisi retrospettiva delle variazioni genetiche tra individui con riferimento alla loro risposta clinica a specifici nutrienti.
In questo insieme, la nutrigenetica è una scienze applicata guidata da paradigmi di farmacologia nutrizionale nell’ambito del polimorfismo genetico e dell'esperienza clinica."
Le idee iniziano a schiarirsi un pochino ed ad essere correttamente orientate.
Sempre citando il testo:
La nutrizione personalizzata o individuale
"La più affascinante delle opportunità che si aprono nel campo della nutrigenetica è lo sviluppo, partendo dalle differenze genetiche individuali, di una nutrizione personalizzata, allo scopo di ottenere una effettiva terapia dietetica salutare in grado di prevenire o ritardare l’insorgenza di patologie correlate all’alimentazione, per singoli individui o per particolari sottogruppi.
In termini pratici, con la nutrigenetica è possibile sviluppare una nutrizione strettamente connessa alla costituzione genetica dell’individuo, tenendo conto della variabilità dei geni coinvolti nel metabolismo del nutriente e del suo bersaglio. Per raggiungere tale risultato la nutrigenetica può avvalersi di potenti strumenti in grado di fornire informazioni specifiche, individuali e precoci, rispetto ai tradizionali sistemi diagnostici, sul ruolo preventivo svolto dai nutrienti. Sono state messe a punto tecniche bio-rnolecolari per caratterizzare i geni e chiarire le interazioni tra questi e i nutrienti.
Le basi concettuali di questa nuova branca medica possono essere riassunte nei seguenti punti:
- i composti introdotti con la dieta possono esercitare a livello del genoma umano effetti diretti o indiretti, alterando l’espressione e/o la struttura dei geni;
- la dieta può rappresentare un fattore di rischio o uno strumento di prevenzione per le patologie degenerative;
- il grado in cui la dieta può influenzare il bilancio salute/malattia dipende dal corredo genetico di ciascun individuo;
- un intervento nutrizionale basato sulla conoscenza del genotipo e dello stato di nutrizione dell'individuo può essere usato per prevenire o curare le patologie.
Il concetto che le conoscenze sulle richieste nutrizionali, lo stato di nutrizione e il genotipo di un individuo o di un sottogruppo di popolazione possano essere usate per la prevenzione e la cura di alcune patologie risulta di immediata comprensione per quanto riguarda situazioni come le carenze nutrizionali, ma certamente meno ovvio per un gruppo di circa 50 malattie genetiche umane causate dalla presenza di varianti in geni che codificano per enzimi coinvolti in specifiche vie metaboliche.
Ciascuno dei nostri geni posslede circa 10 differenze nel suo codice rispetto al gene standard, queste deviazìoni vengono chiamate polimorfismi (SNPs: single gene poImorphisms) e le varianti che ne conseguono, alleli. A partire da questo assunto, appare chiaro che, vista la relativa alta frequenza con cui tali mutazioni ricorrono nel genoma, non tutti i polimorfismi causano gravi implicazioni per la salute; la maggior parte di essi provoca infatti solo lievi ripercussioni sulla funzionalità della proteina per cui codifica. Le differenze individuali che ne risultano possono spiegare perché non tutti reagiscono in modo identico alle varie sollecitazioni e la nutrigenomica descrive appunto i cambiamenti nell’espressione genica in seguito a uno specifico intervento nutrizionale. Le molecole introdotte con la dieta possono modulare aspetti specifici della fisiologia cellulare agendo da ligandi per i recettori dei fattori di trascrizione, alterando le concentrazioni di substrati e metaboliti e, tramite interazioni a livello degli acidi nucleici, influenzando specifiche vie di traduzione del segnale."
La mente curiosa è sempre alla base della ricerca, non trovate?
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