Istituto per l'Innovazione d'Impresa

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I nuovi servizi: l'evoluzione del terziario

Stavo leggendo l'altro giorno l'ultimo numero di Innovetion Valley quando mi sono imbattuto in un interessantissimo articolo del prof. Enzo Rullani - presidente del Tedis Center della Venice International University - che trattava il tema dell'evoluzione del settore delle imprese e di quelle dei servizi in particolare.
Pare che dell'articolo non esista un versione on-line quindi faccio qui un riassunto dello stesso in quanto credo possa essere di interesse generale.

Secondo il prof. Rullani nel passato il settore del terziario era un settore residuale in quanto in genere non era possibile meccanizzare, trasferire o stoccare le attività a valore aggiunto che venivano prodotte da tale industria. Oggi però grazie ai nuovi strumenti della comunicazione digitale e dell'informatica le cose sono cambiate ed è infatti possibile la meccanizazione e la moltiplicazione delle idee e dei servizi.

I servizi che riescono a cogliere questi nuovi campi di applicazione sono definiti neo-servizi e sfruttano appieno le possibilità replicative e riescono quindi a proporsi a clienti remoti o in volumi maggiori senza il vincolo della capacità produttiva dei servizi.

Anche le industrie tradizionali daltro canto si stanno avvantaggiando dalle potenzalità dei nuovi sistemi digitali e stanno di fatto modificando i tradizionali modelli di business. Se prima i produttori erano più interessati ai volumi oggi si stanno facendo strada modelli più complessi che portano ad offrire al mercato oltre che prodotti materiali anche idee e significati immateriali che spesso catturano la maggior parte del valore. Viene definita neo-industria tale nuova modalità di porsi verso il mercato da parte delle imprese produttive tradizionali.

Inoltre si sta sviluppando un nuovo settore definito dei servizi connettivi riferito a tutte quelle attività, imprese e servizi che costruiscono ed espandono le reti di opportunità e consentono ai neo-servizi e neo-industria di svilupparsi.

In sostanza accanto al vecchio che continua a fare il suo mestiere ci sarebbero enormi potenziali di business riferibili a settori che nel passato erano esclusi dalle economie di scala e questo grazie agli sviluppi delle tecnologie della comunicazione digitale e al fenomeno della globalizzazione.
Ed esistono altrettanto grandi potenziali di business per dare maggior valore ad attività che precedentemente erano banali o riferite a commodities.

In sostanza oggi disponiamo di nuove leve per moltiplicare il valore delle nostre imprese.

Insomma secondo il professore ci aspetta un futuro di sfida di grandi opportunità e non invece nero e pessimista come molti - anche economisti o opinionisti - vedono e continuano a scrivere.

Da parte mia condivido pienamente la tesi illustrata nell'articolo e in questo sono anche confortato dalle esperienze che sto vedendo nelle imprese che frequento.

Tags: innovazione, servizi

7 Commenti

Michele Furlanetto Comment by Michele Furlanetto on July 16, 2008 at 1:54pm
Caro Walter,
sono perfettamente d'accordo con il prof. Rullani. Pensa un pochino cosa potrebbe accadere in uno scenario come quello che ti vado a presentare: ipotizza che il sottoscritto voglia lanciare un progetto complesso di controllo di gestione (per esempio) o di modifica di un layout produttivo. Ecco, viene lanciata una discussione, per esempio, tra tutti gli appartenenti a questo network che, portando la loro esperienza, permettando di costruire, assieme, il progetto in tempi, modi e costi. Quando il progetto viene condiviso da tutti i partecipanti, si verifica chi può concretamente partecipare. In ogni caso chi ha condiviso il proprio know how o ha dato una fattiva collaborazione, potrà trovare adeguata remunerazione (esempio: per un progetto da 20.000 Euro il fatto che il gruppo del brainstorming abbia fattivamente collaborato determinerà un chip, a favore dell'intero gruppo, di, diciamo, 1.500-2.000 Euro). Potrebbe essere questa una declinazione del "servizio innovativo"?
wmacorig Comment by wmacorig on July 16, 2008 at 3:38pm
Assolutamente daccordo con te.

Ma proviamo a spingerci oltre.

Supponi che tu riesca a progettare un innovativo modello di controllo di gestione adatto alle piccole imprese. Potresti implementare il modello all'interno di una applicazione software accessibile facilmente via internet e direttamente collegabile dai maggiori pacchetti software di contabilità aziendale. Potresti offrire gratuitamente i servizi di questo sistema alle piccole imprese. I dati contabili e gestionali delle imprese confluirebbero - in modo protetto e sicuro - all'interno del tuo motore di controllo il quale potrebbe generare dei report di tipo "semplificato" in formato PDF da recapitare direttamente nella casella di posta personale dell'imprenditore. Qual'ora questi volesse effettuare delle analisi più approfondite potrebbe accedere ad una parte di servizi premium nella quale vengono generati report molto più dettagliati e completi. Diciamo che il servizio potrebbe venire venduto a consumo. Ogni consultazione costa diciamo 50 euro.

Supponiamo che dei 6 milioni di imprese italiane l'1% (sono 60 mila imprese) si convinca ad utilizzare gratuitamente il tuo sistema e che di queste un altro 1% (sono 600 imprese) utilizzi una volta al mese il servizio premium. Questo fa un fatturato mensile di 30.000 euro e quindi un fatturato annuo di 360.000 euro.

La cosa interessante e' che tutta questa attività sarebbe completamente automatizzabile e non richiederebbe l'intervento di nessuno.
A parte l'investimento iniziale in progettazione e implementazione (che andrà poi ammortizzato su più esercizi) c'e' solo una minima quota di spese per la manutenzione tecnica delle infrastrutture (diciamo che in outsorcing puoi spendere al massimo 20.000 euro all'anno). Se calcolassimo il VAN (valore attuale netto) dell'operazione rimarremmo piacevolmente sbalorditi.

Questo è quello che il professore definisce neo-servizi in quanto riescono a cogliere il pieno potenziale di replicazione e non esistono vincoli di capacità produttiva.
Valerio Tiranti Comment by Valerio Tiranti on July 16, 2008 at 4:33pm
Caro Walter,

l'idea è certamente buona, benchè non nuova.
Già due volte in passato sono stato coinvolto in iniziative di questo tipo, che poi alla fine non hanno avuto successo per vari motivi.
Dalla scarsa cultura informatica mediamente prensente in Italia, all'idea dell'imprenditore che i SUOI dati li vuole sotto il materasso, alla scarsa cultura imprenditoriale per avventurarsi su queste strade.
E' pur vero che questo accadeva 4/5 anni fa, ed ora qualcosa in Italia si è evoluto, ma è altrettanto vero che l'imprenditore veneto, al di là dell'età e della generazione, non è cambiato.
E' ovvio che la chiave di volta per il successo di queste iniziative è la facile fruibilità, nel senso che le persone che lo utlizzano devono trovare intuitivo e facile l'uso (ergo: nessuna formazione, utilizzo senza grosso impegno), e il loro basso costo, ma resto convinto che spesso bisogna ancora lavorare sul "far nascere il bisogno".
Forse il mio intervento è un po' "terra-terra", ma nasce anche da tanti anni di esperienza sul campo. Considera che molta gente crede ancora che la telegestione dei contatori sia lo scrivere il proprio consumo su una pagina web!
Michele Furlanetto Comment by Michele Furlanetto on July 17, 2008 at 3:07pm
Giusto Valerio!
Condivido il tuo commento ma penso alcune cose:
1) che la generazione degli imprenditori sta progressivamente cambiando;
2) che internet sia la terra del knowledge sharing e che, pertanto, non si deve aver paura di condividere anche e perchè, normalmente, si condivide il passato e mai il futuro;
3) internet sta creando un mercato che non è più locale ma... mondiale.
Io personalmente, se una persona mi chiede un parere, un punto di vista professionale glielo do senza problemi. Mi costa poco, ce l'ho in testa. E' come se mi chiedessero qualcosa di cui sono appassionato (il golf...). Se alla persona basta, amici come prima, se non gli basta e ha bisogno di andar oltre allora affrontiamo serenamente la questione dato che è il mio mestiere oppure che si rivolga al suo professionista di fiducia avendo, magari, un nuovo e diverso punto di vista da sviluppare con lui. Non mi cambia nulla. Pensa alla possibilità di avere una "piazza" un bar dove le persone possono trovarsi e discutere. Molte volte, per la mia esperienza, non serve un professionista specifico ma delle persone che ti spieghino come hanno risolto già loro uno specifico problema. Sta poi a te svilupparlo e andar oltre. E se nella "piazza" hai trovato qualcuno che può aiutarti bene, altrimenti va bene lo stesso. Nell'economia mondiale del "valore" si è creato comunque.
Carlo Cappelleri Comment by Carlo Cappelleri on July 22, 2008 at 4:21pm
Un caro saluto a tutti. Mi introduco nella discussione come ultimo arrivato nel Network. Sono stato per vari anni nell'area d'erogazione dei servizi informatici e ne ho avviati parecchi. Trovo molto interessante l'approccio che Walter propone sulla diffusione di una "cultura" di servizi informatici esternalizzati all'azienda e non sto neppure a discutere sui vantaggi che tale mentalità potrebbe dare alla tipica PMI Italiana.
Un esempio che ho potuto sperimentare negli anni scorsi si avvicina parecchio a quanto Walter propone. Nel merito, punti vendita i cui dati sono raccolti in automatico con un costo fisso in abbonamento "molto basso" e poi proposti via mail in versione aggregata, compresa nel costo fisso mensile ed in versione più dettagliata con un piccolo costo aggiuntivo a tabulato richiesto.
La realtà però dà anche ragione alle attente osservazioni di Michele Furlanetto. Il progetto ha avuto un'ottima sperimentazione e si è arenato sulla raccolta d'adesioni iniziali, comparate all'investimento da effettuare.
Certo, i tempi maturano e tutto potrebbe essere ritarato alla realtà ultima. Se l'argomento vi pare interessante, mi ripropongo di mettere giù un semplice Business Plan per la realizzazione di un tale progetto.
Alberto Rioda Comment by Alberto Rioda on July 22, 2008 at 11:25pm
Salve a tutti. Leggendo i vostri commenti (sbalorditivi!) sono riuscito a fare mente locale sulla mia realtà aziendale (azienda di produzione e quindi possibile utilizzatrice di tali neo-servizi). In effetti le esigenze di una media azienda spesso vengono malamente soddisfatte per vari motivi: tra tutti la scarsità di competenze interne e la bassa conoscenza della esistenza stessa di soluzioni all'esterno dei confini aziendali (spesso si ha un problema ma si preferisce una brutta soluzione interna alla ricerca di una più rapida ed esterna).
Tornando all'esempio sul sistema di controllo di gestione posso portare alcuni elementi della mia azienda che possono far capire come soluzioni "diverse" possono effettivamente trovare riscontro nelle esigenze di una azienda:
- devo pagare un controller
- devo pagare un ente terzo che sviluppa un software per il controllo di gestione sviluppato internamente
- il controller e chi sviluppa il software "stranamente" non sono mai al passo con le esigenze dell'azienda: l'unica cosa certa è il loro costo
- devo impiegare costantemente risorse aziendali per trovare soluzioni alle esigenze informative sempre crescenti (tali esigenze crescono più che proporzionalmente rispetto alle dimensioni aziendali, e per di più spesso ci si domanda se non si stia lavorando per scoprire l'acqua calda).
Detto questo, immagino che avendo a disposizione strumenti predefiniti e in linea con le esigenze aziendali, che permettano di valorizzare il lavoro di un controller (dovrebbe essere chi analizza i dati, e non solo quello che crea i report!!) e contestualmente risparmiare soldi impiegati a sviluppare software che già altri hanno creato, questo possa effettivamente trovare un forte riscontro nelle aziende. Io sicuramente farei parte di quel 1% del 1% che almeno si metterebbe a valutare tali soluzioni: rimane il problema dei dati. Non sarei infatti molto propenso a esternalizzare i database: vedo molto meglio delle applicazioni che lavorano sui miei DB interni (a voi IT manager la soluzione!!). Penso al software di CRM salesforce.com on demand: bellissima idea ma chiede di portare sui server di tale azienda tutti i dati di tutti i clienti ... mah !
Valerio Tiranti Comment by Valerio Tiranti on July 23, 2008 at 10:00am
Ciao Alberto,

mi piace il tuo commento. Pratico e reale, detto da chi vive il problema quotidianamente.
Da specialista dell'IT (ed ovviamente non riferendomi alla tua azienda nello specifico, che non conosco) dico: quante aziende sono disposte ad affidarsi (al di là della forma contrattuale prescelta) ad un IT Manager? Perchè i problemi di questo tipo si risolvono se c'è una persona che ha le competenze nello scegliere la soluzione giusta in relazione al tuo problema di business (quindi conoscenze informatiche + capacità di analisi di business, evidenziando pro e contro delle soluzioni) e poi identificando le risorse/tecnologie in grado di soddisfarle. Trasformando tutto questo in progetto, con relativi tempi, costi e criticità è molto probabile che si raggiunga i benefici attesi nei costi previsti.
Ma quante aziende sono disposte a lavorare con un IT Manager?
Perchè la maggior parte pensano di essere in grado di autogestirsi il controller, il softwarista e le risorse aziendali coinvolte, semplicemente trasmettendo un'analisi dei problemi "orale" giornaliera spesso non molto approfondita e chiara. Spesso non viene considerato che un Manager di questo tipo non è solo un costo, ma è anche la chiave di volta per il "famoso" ROI ci sia. E soprattutto affinchè l'informatica in azienda sia uno strumento di produttività e non semplicemente di analisi.
E invece, come ben sappiamo, difficilmente le aziende riescono ad avere il ROI e spesso, alla fine, la colpa è dell'informatica che costa tanto e resta una scatola nera!

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